Passa ai contenuti principali

"Quando gli altri" - Sarita

Quando gli altri

di Sarita

Quando gli altri
capiranno
la piaga dell’anima
sotto la piega
dell’abito sgualcito
provato dalla vita,
quando gli altri
non giudicando
aiuteranno
l’uomo della croce
e lo solleveranno
quando gli altri
saremo noi,
sarà nuova vita.

Commenti

  1. La poesia di Sarita si muove in una direzione precisa: togliere, ridurre, arrivare all’essenziale. È una scrittura che non cerca immagini complesse o costruzioni elaborate, ma lavora per sottrazione, lasciando emergere un nucleo diretto, quasi necessario. Proprio per questo risulta intensa: non c’è dispersione, ogni parola sembra scelta per restare.

    Il testo si apre con un’immagine forte ma quotidiana: “la piaga dell’anima sotto la piega dell’abito sgualcito”. Qui avviene un primo scarto significativo. L’abito, elemento esterno, sociale, visibile, diventa il luogo che nasconde una ferita invisibile. È una metafora semplice, ma efficace: ciò che appare non coincide mai con ciò che è. In questo senso, la poesia si inserisce in una sensibilità molto contemporanea, dove il tema dell’apparenza e del giudizio rapido è centrale.

    La struttura costruisce... “quando gli altri… quando gli altri… quando gli altri…”...una progressione etica. Non è solo una ripetizione formale, ma un movimento: si passa dal comprendere, al non giudicare, fino all’azione concreta dell’aiuto. L’“uomo della croce” introduce una dimensione simbolica universale: non è un riferimento esclusivamente religioso, ma una figura archetipica della sofferenza, del peso portato, della vulnerabilità umana.

    Il punto decisivo della poesia è però nel ribaltamento finale: “quando gli altri saremo noi”. Qui il testo cambia prospettiva. Non esiste più una separazione tra chi osserva e chi soffre, tra chi giudica e chi aiuta. L’“altro” viene riassorbito nell’“io”. È un passaggio che sposta la responsabilità dall’esterno all’interno, trasformando la poesia da osservazione a presa di posizione.

    L’ultimo verso, “sarà nuova vita”, non è enfatico. Rimane coerente con il tono asciutto del testo: è una conclusione semplice, quasi inevitabile. La rinascita non viene descritta, ma dichiarata come conseguenza naturale di un cambiamento di sguardo.

    Nel complesso, la forza della poesia sta proprio nella sua essenzialità. Non cerca di spiegare, non insiste, non moralizza. Propone un’immagine, costruisce una progressione e si chiude su un ribaltamento che resta. È una scrittura che si accorda con il tempo presente perché non aggiunge rumore, ma invita a una forma di attenzione più profonda e meno giudicante.
    grazie

    RispondiElimina

Posta un commento

Post popolari in questo blog

Flavia Orrù

"Soglia" Acrilico su tela, 100x50 cm Flavia Orrù La Geometria del Caos di Flavia Orrù La tela non era fatta di semplice stoffa, ma di emozioni sottili, tese su un telaio di legno che sembrava respirare. Chiunque entrasse nel laboratorio di Sebastian avvertiva il profumo avvolgente dei pigmenti naturali mescolato a quell'atmosfera sospesa, tipica dei luoghi in cui una mente instancabile cerca di dare una forma all'invisibile.  Sebastian non dipingeva per decorare spazi ordinari; dipingeva per tradurre in immagini la complessità e le sfumature della psiche umana. La sua era una mente fervida, quasi geniale, capace di catturare le correnti silenziose dell'anima e imprimerle sulla tela. Per lui, quel dittico non era un semplice paesaggio marino astratto, ma una mappa intima dei territori più profondi del pensiero. Al centro di tutto, custode silenziosa ed evocativa della composizione, regnava la Nebbia . La Nebbia occupava il cuore del quadro, quella fascia centrale ...

"La panchina rossa" - Luigi Panzardi

 La panchina rossa É una rosa solitaria tra il verde fogliame  la panchina rossa ottenuta dopo reiterate  petizioni della madre, parenti, amiche  allacciate da memorie e ricordi. E orrore! É stata inchiodata fra le altre in ferro bruno,  nel piccolo parco intorno alla fontana. Essa è di legno verniciato rosso, solida e ferma.  Durerà nel tempo, forse più del ricordo. La madre ogni giorno vi porta ormai le sue rughe,  si siede, poggia le guance sui pugni, poi si distende sul fianco e offre alle fasce di legno il suo corpo consunto. Ogni pomeriggio, da quando…  Ricorda bene la data, l’ora e i minuti.  S’assopisce piangendo, rivede la sua bambina. «Mamma, è andato via l’orco?»  Sogna, forse? Luigi Panzardi

"Donna" di Maria Grazia Messa

Donna Donna che vivi In questi mondo strano, nel quale l'esistenza è satura di violenza, donna che scruti con lo sguardo triste le immagini di guerra, tu sai che la terra è folle e gli uomini uccidono. Donna tendi le tue mani verso una nuova vita, sorridi ai bimbi, prega affinché l'amore trionfi e dove la guerra ha distrutto sboccino fiori profumati. Donna risplendi con sorrisi dolci, sarà gioia, sarà festa, sarà il trionfo della pace che desideriamo ardentemente. Maria Grazia Messa

Contatti

saverino@hotmail.it (Centro Sever), arte.anima.mi@gmail.com (Arte & Anima)