Quando gli altri
di Sarita
Quando gli altri
capiranno
la piaga dell’anima
sotto la piega
dell’abito sgualcito
provato dalla vita,
quando gli altri
non giudicando
aiuteranno
l’uomo della croce
e lo solleveranno
quando gli altri
saremo noi,
sarà nuova vita.
la piaga dell’anima
sotto la piega
dell’abito sgualcito
provato dalla vita,
quando gli altri
non giudicando
aiuteranno
l’uomo della croce
e lo solleveranno
quando gli altri
saremo noi,
sarà nuova vita.
La poesia di Sarita si muove in una direzione precisa: togliere, ridurre, arrivare all’essenziale. È una scrittura che non cerca immagini complesse o costruzioni elaborate, ma lavora per sottrazione, lasciando emergere un nucleo diretto, quasi necessario. Proprio per questo risulta intensa: non c’è dispersione, ogni parola sembra scelta per restare.
RispondiEliminaIl testo si apre con un’immagine forte ma quotidiana: “la piaga dell’anima sotto la piega dell’abito sgualcito”. Qui avviene un primo scarto significativo. L’abito, elemento esterno, sociale, visibile, diventa il luogo che nasconde una ferita invisibile. È una metafora semplice, ma efficace: ciò che appare non coincide mai con ciò che è. In questo senso, la poesia si inserisce in una sensibilità molto contemporanea, dove il tema dell’apparenza e del giudizio rapido è centrale.
La struttura costruisce... “quando gli altri… quando gli altri… quando gli altri…”...una progressione etica. Non è solo una ripetizione formale, ma un movimento: si passa dal comprendere, al non giudicare, fino all’azione concreta dell’aiuto. L’“uomo della croce” introduce una dimensione simbolica universale: non è un riferimento esclusivamente religioso, ma una figura archetipica della sofferenza, del peso portato, della vulnerabilità umana.
Il punto decisivo della poesia è però nel ribaltamento finale: “quando gli altri saremo noi”. Qui il testo cambia prospettiva. Non esiste più una separazione tra chi osserva e chi soffre, tra chi giudica e chi aiuta. L’“altro” viene riassorbito nell’“io”. È un passaggio che sposta la responsabilità dall’esterno all’interno, trasformando la poesia da osservazione a presa di posizione.
L’ultimo verso, “sarà nuova vita”, non è enfatico. Rimane coerente con il tono asciutto del testo: è una conclusione semplice, quasi inevitabile. La rinascita non viene descritta, ma dichiarata come conseguenza naturale di un cambiamento di sguardo.
Nel complesso, la forza della poesia sta proprio nella sua essenzialità. Non cerca di spiegare, non insiste, non moralizza. Propone un’immagine, costruisce una progressione e si chiude su un ribaltamento che resta. È una scrittura che si accorda con il tempo presente perché non aggiunge rumore, ma invita a una forma di attenzione più profonda e meno giudicante.
grazie