"Il dio, la moka e tutto quanto. L'importanza della creatività nell'arteterapia" - Matteo Martinelli
Il dio, la moka e tutto quanto.
L'importanza della creatività nell'arteterapia
di Matteo Martinelli
Matteo Martinelli: Architetto di Narrazioni tra Arte, Impresa e Crescita Personale. Matteo Martinelli opera all'intersezione tra arte, impresa e sviluppo umano. La sua carriera esplora la creatività come strumento di trasformazione, portandolo a diventare una voce riconosciuta nel panorama culturale italiano. Le sue radici sono nel mondo dello spettacolo, dove come attore e regista, specializzato in drammaturgia medievale, apprende l'arte del racconto.
Questo percorso porta alla fondazione di “Up Arte”, casa di produzione dedicata a progetti cinematografici, teatrali ed eventi culturali. La sua visione si estende ai festival, dove è Direttore Artistico per diverse edizioni del Levante International Film Festival e ideatore del Ponente International Film Festival. Collabora con istituzioni come MiBAC, CNR, Camere di Commercio e varie università. Si specializza poi come Arteterapista e Counselor Relazionale, portando le sue competenze nel mondo corporate come Formatore Aziendale e co-fondatore di Max Comunicazione, società di marketing e pubblicità.
Da questo percorso nasce il saggio "Il Dio, la moka e tutto quanto", pubblicato da Edizioni &100, best seller Amazon. Il libro offre strumenti per trasformare idee e affrontare la complessità. Il suo contributo è stato riconosciuto dal Premio Energie per Roma 2025, con la motivazione: “per il contributo alla promozione della cultura e del benessere della città di Roma”.
Il libro è disponibile su Amazon in versione cartacea ed e-book.
Estratto
Ci sono percorsi formativi che più che percorsi didattici diventano dei veri e propri viaggi, prima che nella conoscenza di quelle che possono essere le tecniche o gli approcci pedagogici di qualche materia, sono viaggi che riguardano se stessi.
Così è stata la mia esperienza nell’approcciare il percorso che mi ha portato a diventare Teatro Terapista: prima di imparare qualcosa per approcciarsi all’insegnamento del teatro, o alla gestione di laboratori integrati, o alla conduzione in generale di un gruppo di lavoro, bisogna imparare a conoscere sé stessi.
Durante alcuni percorsi c’è bisogno di mettere in discussione tanti aspetti di sé, distruggere ciò che non serve più e ricostruire su quello che è rimasto, che dovrebbe essere qualcosa di solido e bello.
Per me gli anni di formazione in arte terapia sono stati questo: ho iniziato il mio percorso in un momento in cui il mio rapporto con il Teatro, che definiva una gran parte della mia vita, viveva una fase estremamente conflittuale e dolorosa.
Nella nostra relazione erano aggrovigliati in maniera indistricabile, proiezioni, desideri, frustrazioni, illusioni, frammenti di identità passata, speranze di identità future.
Al termine del percorso però ho avuto la possibilità di fare pace con la scena e con essa ho fatto pace con tante parti di me.
L’arte dona a chiunque, a qualunque età e a qualsiasi livello la si pratichi, la possibilità di sviluppare la caratteristica che forse più di tutte ci rende simili agli dèi, quella che trasporta la nostra vita di tutti i giorni, che a volte può sembrare così gretta da non meritare di essere vissuta, in una dimensione completamente diversa e piena di significato: la dimensione creativa.
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