Da 0 a &100:
Mi chiamavano 'capra',
ora ho una startup innovativa
di Federico Ferri
Federico Ferri, nato a Roma nel 1993, è un giovane imprenditore romano. Dopo aver conseguito gli studi professionali all’istituto alberghiero, inizia a lavorare come cuoco, ruolo che gli permette di sviluppare disciplina, attenzione al dettaglio e capacità di gestione sotto pressione. Successivamente si avvicina al mondo editoriale, dove affina competenze comunicative e organizzative che diventeranno fondamentali nel suo percorso.
Nel 2025 approda al settore immobiliare, ambito in cui decide di costruire un progetto tutto suo: Domus Hub Immobiliare, una realtà che si occupa di aste, mercato libero, strutture ricettive e ristrutturazioni.
Nel suo libro “Da 0 a &100: Mi chiamavano ‘capra’, ora ho una startup innovativa”, Federico racconta senza filtri il proprio cammino umano e professionale, dimostrando come determinazione e visione possano trasformare una vita.
Nel 2025 approda al settore immobiliare, ambito in cui decide di costruire un progetto tutto suo: Domus Hub Immobiliare, una realtà che si occupa di aste, mercato libero, strutture ricettive e ristrutturazioni.
Nel suo libro “Da 0 a &100: Mi chiamavano ‘capra’, ora ho una startup innovativa”, Federico racconta senza filtri il proprio cammino umano e professionale, dimostrando come determinazione e visione possano trasformare una vita.
L’opera è disponibile su Amazon in versione cartacea ed e-book, negli e-commerce delle principali librerie italiane e ordinabile in oltre 6.500 punti vendita librari sul territorio nazionale.
Estratto
Finite le medie, e non essendo mai stato troppo voglioso di studiare, mia madre mi disse: “Io non ho intenzione di finanziare più il tuo percorso scolastico visto l’andamento da “capra” che dimostri; quindi, scegli se andare a lavorare o iscriverti ad un istituto professionale”.
Potevo scegliere se diventare un meccanico, un elettrauto, un barbiere o un cuoco… Vedendo la figura di mio fratello, optai per l’alberghiero, pensando che magari un giorno ci saremmo trovati a lavorare fianco a fianco in qualche ristorante di prestigio.
Così, dopo un percorso durato tre anni, presi un attestato e, anche grazie ai vari stage fatti, iniziai a lavorare senza troppe difficoltà in veste di cuoco. Tra alti e bassi, esplorai il fantastico, ma duro lavoro all’interno della cucina, conoscendo grandi professionisti del campo e ottenendo tante soddisfazioni personali, tra queste il poter lavorare insieme a mio fratello, fianco a fianco a soli diciassette anni, proprio come mi ero immaginato.
Sicuramente la cucina mi ha insegnato a lavorare bene anche sotto pressione perché nel contesto di un ristorante c’è tanta gente che fa affidamento sul cuoco, e non parlo solo dei clienti, ma di tutto il personale, dai camerieri allo stesso proprietario. Le comande poi, spesso e volentieri, si susseguono una dietro l’altra, per cui ho imparato a gestire correttamente i tempi di esecuzione, a padroneggiare l’ansia e a saper affrontare gli imprevisti con spirito d’azione. Tutti insegnamenti che oggi ritengo fondamentali nell’imprenditoria.
Però, durante tutto quel percorso, non smise mai di fiancheggiarmi un’insoddisfazione personale molto forte: gli scarsi rapporti umani intrattenuti. Rimanere per dodici ore o più all’interno di quattro mura, tra fornelli ardenti e profumi di ogni tipo, senza potermi interfacciare con persone esterne, escludendo naturalmente i colleghi, non andava ad incrementare positivamente la mia vita sociale e questo mi creava un malessere interiore non indifferente.
Fin da bambino ho sempre riscontrato delle difficoltà nel rapportarmi apertamente con le persone, vista la forte timidezza, e l’ambiente delle cucine incrementava il tutto negativamente.
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