La mia vita da barman
di Mauro Isidoro
Mauro Isidoro, dopo aver frequentato la scuola alberghiera, ha avuto la fortuna di girare il mondo grazie al suo lavoro da barman: Dubai, Pechino, Tel Aviv, Minsk, Francoforte, Helsinki, la Francia e molti altri luoghi ricchi di cultura e tradizioni diversificate.
La sua passione per il mestiere lo ha spinto anche ad insegnare, condividendo con gli altri i segreti professionali appresi attraverso anni di formazione ed esperienza sul campo. La sua missione è far sentire le persone a loro agio nei "salotti" dei bar, creando un'atmosfera unica e accogliente.
Nel 2025, Mauro ha condiviso il suo percorso professionale nel suo primo libro, "La mia vita da barman", offrendo una narrazione sincera e appassionata del suo cammino, e trasmettendo con orgoglio i valori fondamentali che, da sempre, rendono il mestiere del barman tanto affascinante quanto impeccabile.
Il libro è disponibile su Amazon in versione cartacea ed e-book, acquistabile negli e-commerce delle migliori librerie e ordinabile in oltre 6.500 punti vendita librari sul territorio.
Estratto
In quell’anno, portai il locale ad essere uno dei più “cool” della cittadina. Mercoledì era serata universitaria, venerdì c’era musica dal vivo, spesso Jazz, sabato Disco bar con a rotazione i DJ della città, domenica aperitivo a buffet, sempre con DJ. Poi c’erano tante varianti di cocktail inseriti in una drink list molto curata. Ah, dimenticavo, a pranzo offrivamo un’ottima ristorazione, con una clientela che cresceva di giorno in giorno.
Il sabato sera erano di quelle serate che sognavo: locale pieno, musica stupenda, DJ favolosi e fiumi di cocktail, tutto retto dal personale splendido che avevo selezionato. Quindi andava tutto alla grande, tranne la ferita che provocai a casa e che peggioravo ulteriormente imponendomi la sofferenza.
Ma così stavo solo aumentando i sensi di colpa, invece di rimediare e stare più vicino a loro. Era una percezione distorta della mia vita. Nel tempo poi capii che questa percezione si basava sull’idea che il dolore generasse una sorta di ricompensa, e ne ero convinto. Ma così facendo rinunciavo alle buone azioni.
In parte, era anche colpa della mia storia e probabilmente della mia educazione. Il detto “quello che non uccide fortifica” è un pensiero irrazionale. Tutte le sofferenze che si incontrano potrebbero renderti una persona migliore, oppure no. L’unica consapevolezza degli errori è lavorare per non ripeterli.
Quando si commette uno sbaglio, non bisogna sentirsi in colpa, ma chiedere scusa e riparare al danno procurato. E io, in tutto questo, ero immobilizzato e pieno di sensi di colpa, senza vedere una via d’uscita, senza chiedere scusa e senza riparare.
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