Paesaggi
di Luigi Panzardi
È stesa molle la superstrada
largo cerotto nero saldato sulla terra
dal mare ai monti
svela dossi seni di donna
e riemerge felice
venata d’ oleandri
ebbri di miasmi e petroli.
Taglia campi fumanti scoscesi,
sorpassa querce irsute issate
sopra onde di terre arate.
O inarca il dorso per sorvolare
il secco ruscello di pietre bianche
ove scorribandano verdi lucertole
istigate da automobili fuggiasche.
Spolverata dal vento, tersa lucida nera
a nuovo vestita dalla pioggia pulita.
O arsa dall’anticiclone africano,
o infedele viscida lisa dal ghiaccio,
mentre giace indistinta nel grigiore invernale
nascondendo le redini dei suoi confini
voluttuosa accoglie la vettura fra le gambe.
Al commesso viaggiatore la storia di catrame
evapora nostalgie di cocenti focolari,
ai frontalieri racconta l’avventura
d’un volto traslucido di donna
all’uomo d’affari lo stacco dal figlio quasi ignoto.
A me le strade percorse e mai terminate.
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