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Miriana Bertocchi & Francesco Bagliani

Esplosione di luce

di Miriana Bertocchi



Acrilici su tela materica con inserimento di foglia d'oro e pietrine

Luce

di Francesco Bagliani

Ho appena visto l'alba, come mai prima d'ora, ho ventidue anni ma ho l'impressione di averla vista solo oggi veramente per la prima volta, è bellissima, il sole in mezzo alle nuvole sembra disegnare raggi di luce rossa in un cielo grigio e blu.

La settimana scorsa ho salutato mia madre e i miei fratelli più piccoli, una pace interiore circondava la mia casa, abbiamo pranzato tutti assieme, i gesti lenti e sapienti di lei rivelavano dignità e rigore, quando mi ha salutato, oltre all'amore il suo abbraccio mi ha comunicato orgoglio e rispetto per me.

Nel pomeriggio poi ho passeggiato a lungo con la mia fidanzata, le strade del centro sembravano godere del sole nel tepore dell'imminente primavera, i germogli dei mandorli appena abbozzati erano il segno apparente di una nuova vita che stava nascendo.

Abbiamo chiacchierato a lungo, abbiamo parlato di progetti e di speranze, della nostra vita futura, dei figli che verranno, sono riuscito a mascherare, sia pur con fatica, la patina di tristezza che questi argomenti suscitavano in me, lei non sa nulla del mio prossimo agire, non mi è consentito parlarne con alcuno.

La sera inaspettatamente e fortunatamente è riuscita ad ottenere il permesso da parte dei suoi genitori di trascorrere la notte con me; questa cosa è molto strana, sembrerebbe quasi, per assurdo, che abbiano già intuito tutto quanto stava per accadere

Quella sera, senza fretta abbiamo fatto l'amore, ho aspettato che dormisse poi mi sono leggermente sollevato alla luce della luna che filtrava tra le bacchette di bambù degli scuri, sono restato sveglio, intento a distinguere i delicati lineamenti di lei, forse nell'infantile e illusoria speranza di non dimenticarli mai più.

Anche questa notte non ho dormito affatto, ho cenato insieme ai miei compagni, abbiamo probabilmente bevuto anche qualcosa di troppo, risate, battute e scherzi si sono sprecati, forse per mascherare la tensione che ormai chiaramente si percepiva nell'aria.

Alle quattro del mattino com'è d'uso, con estremo ossequio, mi è stato consegnato il drappo bianco, il silenzio è palpabile, degno di una cattedrale gotica o di un tempio buddista, ogni gesto è misurato, preciso, in segno di un profondo rispetto.

Poi all'improvviso tutto è cambiato: urla, imprecazioni, ordini, cacofonia di motori, odore di benzina e di gomma bruciata, il vento e la salsedine si impadroniscono di noiDue ore dopo l'oceano sotto sembra scorrere lentamente come un grande fiume, solo un poco più scuro nella tenue luce dell'alba.

Ecco, finalmente il sole si sta levando, l'alba stamani è bianca e striata di rosso, sarà un caso, ma i raggi del sole ricordano in maniera impressionante la nostra bandiera da battaglia, è davvero bellissima.

Il cielo improvvisamente si accende di mille luci multicolori come in un capodanno cinese, bello e terribile. Sotto di noi scorgo una ventina di puntini neri lampeggianti, devo raggiungerli al più presto, i puntini diventano linee, le linee sagome sempre più distinguibili, sempre più vicine, ora sembrano urlare con ferocia la loro rabbia... mia madre, la mia fidanzata, i mandorli in giardino, il sol levante.

In quell'ultimo istante, quando la distanza si dissolve e tutto precipita, la luce esplode.

Non è un lampo, non è un bagliore: è un mondo intero che si spalanca.

Un vortice bianco e dorato mi avvolge, caldo come l'abbraccio di mia madre, lieve come il respiro della mia amata addormentata accanto a me, puro come i mandorli in fiore che avevo visto solo pochi giorni fa.

La luce cresce, si espande, diventa immensa.

Non sento più il vento, né il rombo dei motori, né il metallo che vibra.

Sento solo la luce.

Mi attraversa, mi solleva, mi scioglie, si dice che il pensiero sia più veloce della luce, forse si, ma non di molto.

Poi… poi più niente.

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