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"Il Mediterraneo non dorme" - Giuseppe Cardello

Il Mediterraneo non dorme

di Giuseppe Cardello

Il Mediterraneo non dorme
si fa carico di nuvole nere
le onde grosse di mostri feroci
la notte si piega come lamiera

La barca di plastica, legno e preghiere
venti, trenta, cinquanta respiri compressi
il bambino che stringe una scarpa
la madre indomita combatte le onde

Lu mari è scuru, lu ventu è forti
stringi la manu, nun ti scantari
pigghiati u cori, figghiu miu.
[1]

Il motore tossisce, si ferma, non parte
il mare che incalza, frusta, sbatte, rovescia
acqua, buio, grida, la barca s’inclina
il cielo cade di lato, il mondo si fa verticale

Qualcuno prega e piange in arabo
altri chiamano il loro Dio lontano
in una lingua che il vento disperde
e Dio che non risponde al telefono

Lu mari è amaru, lu ventu è tempu
stringi la manu, nun ti scantari
pigghiati u cori, figghiu miu. [2]

Uno schianto breve, un lamento interrotto
braccia che diventano ali, tutto si torce
e scompare e ritorna il silenzio di sale
una scarpa, un giubbotto, una foto.

La tempesta è finita, dicono senza più voce
nomi senza più documenti e futuro
e sulla riva la donna che aspetta seduta

“unni sì figghiu miu, unni sì” [3]

[1]
Il mare è scuro, il vento è forte
stringi la mano, non aver paura
prenditi il cuore, figlio mio

[2]
Il mare è amaro, il vento è tempo
stringi la mano, non aver paura
prenditi il cuore, figlio mio.

[3]
Dove sei figlio mio, dove sei

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