Considerazioni sulla poesia di un mio amico idraulico
di Rocco Chimera
A.M. è un idraulico trentacinquenne, bravo nel suo mestiere, anzi penso che in paese sia il più bravo di tutti perché è uno di quei tipi che non si confonde davanti a nessun tipo di lavoro, sia se si tratti di intere linee idriche in un condominio, sia quando si tratta di aggiustare un piccolo sifone rotto.
Ha già chiaro ciò che deve fare. Purtroppo la vita, come sempre accade alla brava gente, non gli ha sorriso: una attività di vendita gli è andata male lasciandogli dei debiti da pagare. Nessuno lo aiuta, forse perché non ha proprio nessuno. La madre è morta che lui era ancora un ragazzo mentre il padre è sparito subito dopo. Dicono si trovi in Romania e conviva con un’altra. Insomma, A.M. si è sempre sentito un orfano e più ancora da quando la sua fidanzata lo ha lasciato seguendo il consiglio dei genitori di lei. Per carità, non lo ha fatto per male: è una brava ragazza, però caratterialmente non era all'altezza della situazione. Ella non è mai stata del tipo che da coraggio, che poteva, aiutando il suo uomo, cambiare il corso delle cose, anzi è tutto l’opposto.
A ciò aggiungendo i problemi di salute, la mancanza di lavoro e quindi di denari, ce n’è abbastanza da portare all'esaurimento nervoso qualsiasi cristiano di buon senno, tranne lui. A.M. è sempre allegro, battuta pronta, capace di ridere e trovare la forza in qualsiasi situazione.
Ad esempio i suoi tre collaboratori, sono a dir poco stravaganti: uno dei suoi manovali qualche anno fa tentò il suicidio ubriaco fradicio e per fortuna si spezzò il ramo su cui aveva attaccato il cappio che stava utilizzando per farla finita; un altro è un tizio che diversi anni fa si sparò ad un piede per non fare la guardia carceriera mentre l’ultimo è uno che, pur avendo scuole basse, legge molto e alla sera, quando è sazio di birra, è capace di romperla con chiunque.
A proposito di birra, fecero un bellissimo lavoro di tre giorni, in una mia costruzione, e consumarono un quantitativo incredibile di tale sostanza; recuperai in una giornata di pulizie più di 170 tra bottiglie e lattine di varia misura, e nei giorni a seguire ne trovai altre. Una volta gli domandai il perché non si cercava dei collaboratori più affidabili. Non si offese e mi disse che con lui lavoravano bene, quando con altri sarebbero stati solo sfottuti, sempre se c’era qualcuno che se li prendeva. Mi sentii un idiota.
A colpirmi di A.M. fu un’altra cosa. Una volta eravamo in macchina e mentre stavamo facendo un giro, indicandomi una ragazza, mi disse: “Vedi mi piace quella donna lì, lei neanche lo sa, ma tutto mi attira di costei, gli occhi, il seno, i capelli, tutto. Però io sono nelle condizioni in cui sono, lei è troppo bella e non si pur fare niente. Certe volte penso che u Signuruzzu faccia bene a non fare nascere chi deve soffrire. Forse i poeti sono tutti quelli che non realizzano i propri desideri che per forza vivono disperati e io di disperati ne ho tre appresso i quali confortano me che sono ancora più disperato di loro”.
La cifra stilistica dello scrittore Rocco Chimera
di Tommaso Scappaticci
Chimera demistifica e denuncia mentre sembra offrire solo testi di gradevole intrattenimento, ricorrendo al paradosso e alla deformazione giocosa per evidenziare la normale assurdità del quotidiano. La fondamentale cifra stilistica della sua narrativa va individuata in questo contemperamento di scherzo e serietà, nella capacità di assicurare un sottofondo di pensosità e di amarezza a vicende apparentemente sbilanciate sul versante di una facile comicità.
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