La Pecà del Diavolo
di Wild Tors (Renzo Franceschinel)
Ho una repulsione per la gente, mi fa nausea l'ipocrisia, ho una ripugnanza per chi si avvicina e ti chiede “come stai”, ma gli si legge in faccia che vorrebbe che tu gli rispondessi "no massa ben". Mi fanno uno schifo incontenibile quelli che non sono capaci di essere felici per te e dicono di volerti bene. Ora basta, BASTA! Mi pare di inghiottire sempre più veleno, quel veleno sputato a dosi giornaliere per le vie del mio piccolo paese, dalle signore senza più voglie, dai bigotti, dai soliti avventori del bar e pure da genitori e parenti di cui non mi posso più fidare, ma continuo a fare la faccia contenta e soddisfatta.
Fanno tutti finta di essere sicuri delle proprie azioni, ti fanno sentire uno schifo se non fai come loro, ti etichettano, ti ghettizzano, ti isolano, ti emarginano. Vogliono crogiolarsi nella loro mediocrità e, se ti chiedono un'opinione, non vogliono sapere cosa pensi, ma vogliono sentirsi dire le solite cazzate ipocrite e se non gliele dici ti guardano come se fossi quello che viaggia fuori dai binari, così poi ti criticano, si riuniscono in gruppetti e sparlano. Cose da pazzi! Non hanno altro da fare che dirsi tra loro quanto sono anormale io e normali loro. Che schifo. Che schifo. Certo, me ne frego e vado avanti a fare quello che sento giusto, forse perché ho la scorza dura e quel veleno che sputano non mi uccide; ha fatto morire però l'altra mia metà, che non ha retto alle malelingue. Vado avanti con serenità, ma mi sento solo e, quando mi rendo conto che io non agisco mai per il male degli altri mentre loro sì, mi chiedo se almeno ora "loro" siano felici.
Wild Tors 10/2024
Dal potente sfogo, pieno di emozioni forti e sentimenti di frustrazione, Wild Tors descrive un mondo intriso di ipocrisia, in cui le persone non sono sincere e la comunità sembra intrappolata in una mediocrità opprimente di un piccolo paese di montagna dove Wild vive soffocato dall'ipocrisia e dal giudizio altrui, cercando disperatamente una via d'uscita, un modo per mantenere la propria autenticità senza crollare sotto il peso delle malelingue. Un viaggio interiore del protagonista e il suo confronto con un ambiente che lo mette costantemente alla prova, dove cerca una fuga fisica e mentale, per tentare di scardinare le dinamiche del mondo che lo circonda. Wild Tors sceglie di allontanarsi da tutto e si rifugia in una baita in montagna. Questa scelta sembra una reazione radicale al mondo ipocrita e soffocante da cui vuole fuggire. Le Pale di San Martino offrono uno scenario perfetto: maestose, isolate, quasi un riflesso della sua solitudine interiore, ma anche della sua ricerca di pace.
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