Passa ai contenuti principali

"Vorrei essere ancora figlia" - Anna Maria Zoppi

Vorrei essere ancora figlia

di Anna Maria Zoppi

Mi chiamavi “mamma”
con voce fragile,
come se il tempo avesse fatto un giro largo
e fosse tornato indietro
a confondere i ruoli.

Le mie mani,
che cercavano le tue da bambina,
imparavano ora a sostenerti,
a portarti il cucchiaio alle labbra,
a leggerti negli occhi
ciò che non riuscivi più a dire.

E io diventavo grande
senza accorgermene,
diventavo rifugio,
carezza,
presenza.

Sono stata mamma di mio padre
quando il suo sguardo si faceva smarrito,
quando il silenzio pesava più delle parole.

E poi mamma di te,
stringendo il cuore
tra amore e paura.

Eh, sì,
era anche bello.

Di una bellezza strana,
profonda,
quasi sacra:
prendersi cura,
restituire ciò che avevo ricevuto,
essere casa per chi era stato casa per me.

Ma dentro…
dentro c’era una bambina
che bussava piano.

Voleva ancora una mano da stringere,
una voce che dicesse “ci sono io”,
un posto dove poter essere piccola
senza dover capire tutto.

Voleva essere figlia.

E a volte la tristezza arrivava così,
silenziosa,
tra un gesto e l’altro,
tra un respiro e una notte lunga.

Perché crescere così in fretta
è un dono che pesa,
è amore che cura
ma lascia nostalgia.

E ancora oggi
c’è quella bambina in me
che aspetta,
che spera,
che sussurra piano:

“Per un attimo ancora…
lasciatemi essere figlia.”

Commenti

Post popolari in questo blog

Flavia Orrù

"Soglia" Acrilico su tela, 100x50 cm Flavia Orrù La Geometria del Caos di Flavia Orrù La tela non era fatta di semplice stoffa, ma di emozioni sottili, tese su un telaio di legno che sembrava respirare. Chiunque entrasse nel laboratorio di Sebastian avvertiva il profumo avvolgente dei pigmenti naturali mescolato a quell'atmosfera sospesa, tipica dei luoghi in cui una mente instancabile cerca di dare una forma all'invisibile.  Sebastian non dipingeva per decorare spazi ordinari; dipingeva per tradurre in immagini la complessità e le sfumature della psiche umana. La sua era una mente fervida, quasi geniale, capace di catturare le correnti silenziose dell'anima e imprimerle sulla tela. Per lui, quel dittico non era un semplice paesaggio marino astratto, ma una mappa intima dei territori più profondi del pensiero. Al centro di tutto, custode silenziosa ed evocativa della composizione, regnava la Nebbia . La Nebbia occupava il cuore del quadro, quella fascia centrale ...

"La panchina rossa" - Luigi Panzardi

 La panchina rossa É una rosa solitaria tra il verde fogliame  la panchina rossa ottenuta dopo reiterate  petizioni della madre, parenti, amiche  allacciate da memorie e ricordi. E orrore! É stata inchiodata fra le altre in ferro bruno,  nel piccolo parco intorno alla fontana. Essa è di legno verniciato rosso, solida e ferma.  Durerà nel tempo, forse più del ricordo. La madre ogni giorno vi porta ormai le sue rughe,  si siede, poggia le guance sui pugni, poi si distende sul fianco e offre alle fasce di legno il suo corpo consunto. Ogni pomeriggio, da quando…  Ricorda bene la data, l’ora e i minuti.  S’assopisce piangendo, rivede la sua bambina. «Mamma, è andato via l’orco?»  Sogna, forse? Luigi Panzardi

"Donna" di Maria Grazia Messa

Donna Donna che vivi In questi mondo strano, nel quale l'esistenza è satura di violenza, donna che scruti con lo sguardo triste le immagini di guerra, tu sai che la terra è folle e gli uomini uccidono. Donna tendi le tue mani verso una nuova vita, sorridi ai bimbi, prega affinché l'amore trionfi e dove la guerra ha distrutto sboccino fiori profumati. Donna risplendi con sorrisi dolci, sarà gioia, sarà festa, sarà il trionfo della pace che desideriamo ardentemente. Maria Grazia Messa

Contatti

saverino@hotmail.it (Centro Sever), arte.anima.mi@gmail.com (Arte & Anima)