Una radura del tempo
Me ne stavo seduto
in una radura del tempo
quando una tiepida ventata
di primavera
mi arruffò i capelli
come una carezza
Delle voci alle mie spalle:
una lingua strana
ma non ignota
ignoti eran quelli che la parlavano
Giovani e vecchi,
barbe corvine e bianche
aspre come quei sassi sui quali ero seduto,
in riva al mare
Mare greco, mare caldo, mare profondo
come quelle menti che avevano costruito
quello strano linguaggio, e molto di più:
il pensiero che analizza e crea
In quella radura
mi sentivo come una iota nell’universo
ma partecipe anch'io di quell'Essere sublime
che abbaglia e incanta.
Giovanni Tortelli
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