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"Mater mea" - Bruno Gabriel Lalìa

Mater mea

di Bruno Gabriel Lalìa

Seduta ferma con lo sguardo fisso. Dov'è? Quel sorriso.
Il letto, il tuo prato. Il divano, il tuo albero.
“Come stai?”

“Bene", rispondi facendo spallucce. Un leggero sorriso. Un lamento da bambina, silenzioso. Lavarti ti si deve. Porti ancora i segni. Otto gravidanze... Segni sulla tua pelle, nelle tue parole.

Seduto accanto a te, tu nel vuoto. Dove sei? Persa ormai da cinque anni. Oggi solo un corpo, quasi vuoto. Ti sei fatta male.

Mi rincorrevi intorno alla casa per lanciarmi le ciabatte. Ti arrendevi dopo il secondo ulivo, fiato corto.
Ridevo, e tu ti arrabbiavi di più. Le urla: «è bagnato!» Mentre facevo il funambolo sul pavimento appena lavato della sala da pranzo.

L'acqua fresca del mare. Sento. Mi dici che non sai nuotare. Il tuo occhio vigile. Mi mancano i tuoi occhi.

Finita la scuola, giugno, pomeriggi, un continuo rincorrere la palla, piedi scalzi, con gli amici. La Luna ci guarda dall'alto. La tua voce nel vento caldo d'estate: "è ora di cena…" 

Quanti ricordi. Si sbiadiscono nella memoria. Sei ancora qui per darmi carezze. Le mie urla nelle orecchie. Le tue braccia erano sempre aperte.

Ora solo silenzi. Ora solo occhi negli occhi.

Le domeniche d'estate passate al mare. Sulle ginocchia d'inverno intorno al braciere, la tua mano tra i capelli. La nonna Giuditta ci raccontava alla luce delle stesse braci li cunti di una volta.

Ora sono io a raccontare. La casa. Tu. Lustra, linda, le mie impronte. Che fatica! Quando arrivo, anche se tardi, entro in camera dalla porta socchiusa. Ti guardo dormire e sorrido.

A volte sei sveglia, strizzi gli occhi per vederci meglio e sorridi. Riconosci tuo figlio, con qualche capello bianco. Ti bacio come da bambino mentre tornavi dal mercato la domenica. "Sorpresa". Tiravi dalla busta il pollo arrosto di cui ne vado matto come un mago.

Mater mea.

Tornare a casa, tornare a te. Ogni volta. Uscire, andare. Tornare. Ciao. Sorridi.

Provi ad alzarmi la mano per darmi una carezza, arriva no a là. Mi abbasso e avvicino il mio volto alla tua mano. Sorridi.

Ancora, ti annuso per ritrovare l'odore di quando mi allattavi. Il letto, il tuo prato. Il divano, il tuo albero. Sento ancora l’odore della tua pelle morbida. Ora altri se ne prendono cura. Ci sei, e questo mi basta.

Tornare a casa, tornare a te. Ogni volta. Uscire, andare. Tornare. Ciao. 

Il tuo sorriso.

Mater mea.

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