Lasciti nebulosi del passato
Dal morbido diffuso dell'orizzonte
un volto incerto sembra sorgere
pallido di luna nascosta,
con negli occhi un rimprovero severo.
Mi dice, o così sentono alcune mie fibre
che non riesco a collocare in qualche parte
del corpo: fingi di non ricordare?
Mi vedi come sono e com'ero?
Cerco allora il brandello incanutito
probabile dimora di un ricordo,
quando una folata fresca sbrina l'aria
e l'immagine, quasi uno svolazzo di capelli,
svanisce, non prima di lasciare
un rigo che germina cespugli
di giorni vissuti in un impreciso lontano.
E sì, tra quei cespugli intravvedo,
quasi per rispondere a un non voluto
richiamo, labbra dischiuse
forse in una accusa, occhi neri delusi
volto chino per rassegnato dolore.
Il lascito degli anni che ritorna
con la tenerezza d’una malinconica nebbia
Luigi Panzardi
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