La panchina rossa É una rosa solitaria tra il verde fogliame la panchina rossa ottenuta dopo reiterate petizioni della madre, parenti, amiche allacciate da memorie e ricordi. E orrore! É stata inchiodata fra le altre in ferro bruno, nel piccolo parco intorno alla fontana. Essa è di legno verniciato rosso, solida e ferma. Durerà nel tempo, forse più del ricordo. La madre ogni giorno vi porta ormai le sue rughe, si siede, poggia le guance sui pugni, poi si distende sul fianco e offre alle fasce di legno il suo corpo consunto. Ogni pomeriggio, da quando… Ricorda bene la data, l’ora e i minuti. S’assopisce piangendo, rivede la sua bambina. «Mamma, è andato via l’orco?» Sogna, forse? Luigi Panzardi
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